Empatia: Caratteristiche e Curiosità

Ci sono persone che “sentono” quando qualcosa non va, ancora prima che si dica una parola; non si tratta di lettura della mente, ma della forza dell’empatia.
L’empatia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di percepire ciò che prova e, in parte, condividerlo. Non significa quindi essere sempre d’accordo, né farsi travolgere dalle emozioni altrui: significa capire ed entrare nella prospettiva dell’altro. Avere empatia, non significa possedere una semplice sensibilità personale più sviluppata, ma fa riferimento ad un processo molto più complesso: coinvolge emozioni, pensiero, memoria ed esperienza. Quando osserviamo qualcuno che soffre, il nostro cervello non rimane spettatore neutrale, ma si attiva come se stesse vivendo, almeno in parte, la stessa situazione; proprio per questo, quando parliamo di questo processo, è molto importare affiancare il termine di neuroni specchio.
Questi, sono stati scoperti negli anni ’90 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma guidato dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti. Queste cellule cerebrali si attivano sia quando compiamo un’azione, sia quando vediamo qualcun altro farla; in altre parole, il nostro cervello “simula” l’esperienza dell’altro. È una delle basi neurologiche che spiegano perché riusciamo a sentire un brivido guardando qualcuno che cade o a provare tensione fisica durante una scena drammatica.
Un’altra curiosità interessante riguarda il dolore: alcuni studi di neuroimaging hanno mostrato che quando vediamo una persona soffrire, si attivano aree cerebrali simili a quelle coinvolte quando il dolore lo proviamo noi stessi (Singer et al., 2004); è come se il cervello costruisse un “ponte interno” tra il sé e l’altro.
Un altro aspetto importante riguarda l’innatismo o meno dell’empatia: l’empatia infatti si può allenare esattamente come fosse un muscolo, non è una dote immutabile. Cresce con l’esperienza, con l’ascolto attivo, con l’abitudine a considerare punti di vista diversi dal proprio.
Anche la lettura, ad esempio, sembra avere un effetto positivo: alcune ricerche suggeriscono che leggere narrativa aiuti a sviluppare una maggiore capacità di comprendere emozioni e intenzioni altrui (Bal&Veltkamp, 2013).
Attenzione però: troppa empatia, se vissuta senza i giusti confini, può diventare logorante; i professionisti della salute parlano di una forma di stress che può colpire chi assorbe continuamente le sofferenze altrui, fino a sentirsi emotivamente sovraccarico. Anche l’empatia, quindi, ha bisogno di equilibrio: comprendere non significa farsi carico di tutto.
Essere empatici non significa risolvere i problemi degli altri ma significa ascoltare per comprendere fino in fondo l’altro; sentirsi compresi riduce l’ansia, rafforza i legami e aumenta persino la fiducia reciproca.